Francesco Cossiga

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nel filmato la consegna di un premio ed intervista all’appassionato radioamatore Francesco Cossiga (era titolare di stazione di radioamatore con il nominativo I0FCG. Durante il suo mandato presidenziale trasferì la sua stazione al Quirinale; dopo il mandato, ha ripetutamente mostrato la stazione alla tv).

i funerali a Sassari

Francesco Cossiga (Sassari, 26 luglio 1928 – Roma, 17 agosto 2010) è stato un politico, giurista e docente italiano, ottavo presidente della Repubblica dal 1985 al 1992 quando assunse, di diritto, l’ufficio di senatore a vita. A seguito di un decreto del presidente del Consiglio dei ministri ha potuto fregiarsi del titolo di presidente emerito della Repubblica Italiana. È stato ministro dell’interno nei governi Moro V, Andreotti III e Andreotti IV dal 1976 al 1978, quando si dimise in seguito all’uccisione di Aldo Moro. Dal 1979 al 1980 fu presidente del Consiglio dei ministri e fu presidente del Senato della Repubblica nella IX legislatura dal 1983 al 1985, quando lasciò l’incarico perché fu eletto al Quirinale. Nella XV legislatura ha sostenuto il riconoscimento della Nazione Sarda.

Iscritto alla sezione sassarese della Democrazia Cristiana a 17 anni, conseguì la maturità in anticipo e si iscrisse al corso di laurea in giurisprudenza, per laurearsi, a soli vent’anni, nel 1948, iniziando una carriera universitaria che gli sarebbe in seguito valsa l’insegnamento della materia di diritto costituzionale regionale presso la facoltà di giurisprudenza dell’Università di Sassari. In quegli anni ha fatto parte della FUCI con ruoli di primo piano nella FUCI di Sassari e a livello nazionale. Alla fine degli anni cinquanta, ancora trentenne, iniziò la sua folgorante carriera politica a capo dei cosiddetti giovani turchi sassaresi: eletto deputato per la prima volta nel 1958 divenne poi il più giovane sottosegretario alla difesa nel terzo governo Moro (23 febbraio 1966). Dal novembre 1974 al febbraio 1976 fu ministro della pubblica amministrazione nel Governo Moro IV. Il 12 febbraio 1976, a 48 anni, divenne ministro degli interni. Cossiga diede le dimissioni da ministro dell’Interno in seguito al ritrovamento del cadavere del presidente della DC Aldo Moro in via Michelangelo Caetani. Al giornalista Paolo Guzzanti disse: «Se ho i capelli bianchi e le macchie sulla pelle è per questo. Perché mentre lasciavamo uccidere Moro, me ne rendevo conto. Perché la nostra sofferenza era in sintonia con quella di Moro».

Appena un anno dopo, il 4 agosto 1979, fu nominato presidente del Consiglio dei ministri rimanendo in carica fino all’ottobre del 1980. Nel 1985 divenne l’ottavo presidente della Repubblica Italiana, succedendo a Sandro Pertini. Per la prima volta nella storia repubblicana, l’elezione avvenne al primo scrutinio, con una larga maggioranza (752 su 977 votanti): Cossiga ricevette il consenso oltre che della DC anche di PSI, PCI, PRI, PLI, PSDI e Sinistra indipendente.

Francesco Cossiga viene ricoverato in rianimazione al Policlinico Gemelli di Roma il 9 agosto 2010 per gravi problemi respiratori. Muore il 17 agosto 2010 per insufficienza respiratoria causata da crisi cardio-circolatoria. Prima di morire, allegate al testamento, Cossiga aveva incluso quattro missive, rese pubbliche, e indirizzate ai vertici dello stato (Presidente della Repubblica, al Presidente del Consiglio, Presidenti della Camera e del Senato: Giorgio Napolitano, Silvio Berlusconi, Gianfranco Fini e Renato Schifani). Tali lettere, datate 18 settembre 2007, erano state sigillate per essere consegnate solo dopo la sua morte. Delle personalità in carica all’epoca della scrittura, solo Giorgio Napolitano ricopriva ancora il proprio ruolo (gli altri erano: Romano Prodi, Franco Marini, Fausto Bertinotti). Cossiga è sepolto nel cimitero comunale di Sassari, nella tomba di famiglia, poco distante dalla tomba di Antonio Segni.

Curiosità:

  • Era cugino di terzo grado di Enrico e Giovanni Berlinguer (figli di una cugina della madre di Cossiga).
  • Nonostante egli fosse comunemente chiamato “Cossìga”, la pronuncia originaria del cognome è “Còssiga”: si tratta d’un casato sardo – di nobiltà di toga, che a suo dire aveva esponenti collegati ad una loggia massonica locale; il cognome significa “Còrsica”, e indica provenienza della famiglia da quell’isola.
  • Era Capitano di fregata per nomina presidenziale, ma era più noto per il suo precedente grado di Capitano di corvetta, sempre conseguito con provvedimento di un Capo dello Stato; il fatto emerse pubblicamente quando nelle lettere di un magistrato suicida, il cagliaritano Lombardini, vi si alluse come ad un soprannome usato dei fidatissimi del circolo presidenziale: ossequioso delle regolamentazioni interne alla gerarchia della Marina (che prevedono l’autorizzazione del superiore gerarchico per assumere incarichi pubblici, per l’ufficiale in servizio), il giorno del suo insediamento deviò il corteo presidenziale – che da Montecitorio saliva al colle del Quirinale – per raggiungere l’edificio del Ministero della Marina dove, in divisa da Capitano di fregata chiese al Capo di Stato Maggiore della Marina Militare l’autorizzazione a rivestire la carica di Capo dello Stato.
  • Era membro del comitato esecutivo dell’Aspen Institute Italia.
  • Era frequentatore assiduo della biblioteca della facoltà di teologia valdese a Roma.
  • Nel 2007 ha costituito un comitato civico per onorare la memoria del prete roveretano, Antonio Rosmini. Di questo comitato fanno parte Giulio Andreotti, Gianni Letta, Franco Marini e il giornalista Giuseppe De Rita.
  • Nel 2008 ha accettato la presidenza del Comitato “Matti per Salemi”, proposta dal sindaco di Salemi Vittorio Sgarbi.
  • Secondo le affermazioni di Cossiga stesso, ha conseguito la maturità liceale all’età di 16 anni e la laurea in giurisprudenza a soli 19 anni e mezzo.
  • Ha ottenuto dalla Sacra Rota la dichiarazione di nullità del suo matrimonio con Giuseppa Sigurani (durato 33 anni).
  • Amava definirsi «don Cecio da Chiaramonti».
  • Con lo pseudonimo di DJ K ha partecipato con interventi regolari alla trasmissione radiofonica Un Giorno da Pecora.

fonte: wikipedia.org

 

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