Sassari [sàs-sa-ri] (in sassarese Sàssari, in sardo Tàtari o Tàthari, in catalano Sàsser , in spagnolo antico Saçer) è una città italiana di 130.000 abitanti (dato storico raggiunto nell’aprile del 2008-fonte Istat), capoluogo dell’omonima provincia della Sardegna nord-occidentale e principale centro storico del Capo di sopra dell’isola.
Sassari sorge su un tavolato calcareo lievemente declinante a nord-ovest verso il Golfo dell’Asinara e la pianura della Nurra, mentre a sud-est il terreno è prevalentemente collinare e la città è circondata da numerose valli, rinomate per la loro fertilità dove erano coltivati gli orti. In epoca più recente (XIX secolo) si ebbe un grande sviluppo della coltivazione dell’ olivo, e ormai gli oliveti caratterizzano i dintorni della città. Il centro urbano costituisce il nucleo della prospettata omonima area metropolitana regionale di oltre 222 000 abitanti e di un’area urbana con i centri a corona della città di circa 275 000 abitanti. È sede dell’Università degli studi di Sassari e sede arcivescovile (Arcidiocesi di Sassari). Oltre le tradizionali frazioni, borgate, quartieri e valli, la città è divisa in sei circoscrizioni.
In città sono presenti vari giardini e parchi, fra i quali i Giardini pubblici (situati al centro della città fra viale Pasquale Stanislao Mancini e corso Margherita di Savoia), i Giardini di via Venezia, i Giardini di Monte Rosello, Giardini di via Vittorio nel quartiere Luna e Sole, i Giardini di Li Punti, il Parco di Monserrato recentemente restaurato e situato tra la SS 131 e l’asse viario di via Budapest e il Parco di Baddimanna, grande pineta nel quartiere Monte Rosello.
Le origini
Il territorio del sassarese è stato abitato fin dal neolitico e in tutte le epoche storiche (cartaginese, fenicia, romana e medievale), ma è solo nel 1131 che la città compare per la prima volta nelle carte geografiche col nome di Jordi de Sassaro. Numerose informazioni circa la città sono contenute nel Condaghe di San Pietro in Silki compilato dal 1150 al 1180. Fu l’ ultima capitale del Giudicato di Torres, nel 1294 diviene libero comune, confederato a Genova, a seguito della promulgazione degli Statuti sassaresi, che erano un corpus di leggi redatto sia in latino che in sardo logudorese, che regolava tutte le attività cittadine: dall’ urbanistica, alle attività economiche, alla giustizia. Gli statuti sassaresi sono uno dei documenti identitari più importanti non solo per la città di Sassari ma per l’intera isola. È in questo periodo che, contesa fra le repubbliche marinare, Sassari si dotò delle prime mura.
Il periodo aragonese
Quando ormai la conquista aragonese era certa, la potente classe mercantile della città, iniziò ad intraprendere rapporti politici con i reali d’Aragona, presentando nel 1323 una propria delegazione alla corte dell’infante Alfonso. Ciononostante i sassaresi mal tolleravano la nuova condizione di sudditanza e di mancanza di autonomia, così, sotto la spinta della Repubblica di Genova e dei Doria, la città si ribellò agli spagnoli, dando inizio ad un periodo di rivolte popolari, che cessarono solo nel 1417 con l’avvento al potere di Alfonso V il Magnanimo (1416-1458) che elevò Sassari allo status di Città Regia. Gli aragonesi costruirono il castello, demolito nel 1877 per decisione del consiglio comunale, i cui resti , comprendenti le fondazioni, alcune sale dei piani inferiori e di una torre, sono stati recentemente riscoperti. Tra la fine del XV e gli inizi del XVI secolo Sassari vive un periodo di grave crisi economica e sociale. Nel 1527-28 viene ripetutamente invasa e saccheggiata dai Francesi,le continue incursioni piratesche nel Mediterraneo impoveriscono l’economia cittadina basata sul commercio e diverse epidemie uccidono molti dei suoi abitanti.
Nella seconda metà del XVI secolo la città si risolleva dopo anni di crisi, rinasce culturalmente, rifioriscono le arti, grazie all’introduzione della stampa, oltre, che alla diffusione del pensiero umanistico, a cui prese parte Giovanni Francesco Fara, ed all’opera del vescovo Salvatore Alepus. Tra i pittori che svolsero la loro attività in città, a quel tempo, sono da menzionare Giovanni Muru, il Maestro di Ozieri (Giovanni del Giglio), Andrea Lusso, il fiorentino Baccio Gorini, e vari artisti di scuola fiamminga. Nel 1562 viene istituito uno studio generale aperto dai Gesuiti che, nel 1617, porterà alla fondazione della prima università della Sardegna. Figure importanti per la fondazione furono, certamente, Alessio Fontana, funzionario della cancelleria di Carlo V, che, nel 1558, nel proprio testamento lasciò i suoi beni alla municipalità per l’istituzione dell’ Ateneo, e l’arcivescovo Antonio Canopolo che nel 1619 fondò un collegio di educazione, ancora oggi in attività col nome Istituto Nazionale Canopoleno.
La cosiddetta lotta per il primato acuisce la rivalità con la città di Cagliari; la competizione tra le capitali del Capo di sopra e del Capo di sotto, porterà i sassaresi ad applicare persino un diverso calendario, a rivendicare il diritto ad avere un Parlamento nella propria città, e la sede del Sant’Uffizio dell’Inquisizione.
Le origini del toponimo Sassari
L’odierno toponimo ricorre dalla metà del XII secolo in diverse forme, fra quali anche Sassaris, Sassaro, Sasser, Sacer, alternato con Thathari, Thathar, Táttari, essendo non raro il passaggio ss-th nella lingua sarda. Secondo Massimo Pittau trova riscontro in altre località (sássari, sátzari, sátzeri, perda’e sássari, perda’e sassu, sássinu-a), tradotto come ciottoli di fiume dal sardiano o nuragico, antecedente al latino saxum. Questo conferma l’origine non medioevale, ma bensì nuragica e forse prenuragica, dell’insediamento nelle valli sassaresi, ricche di sorgenti e corsi d’acqua. Secondo Salvatore Dedòla, la radice originaria sarebbe Thar- (come per Thar-ros), il cui raddoppio è derivato dal sumerico e accadico per indicarne le pertinenze territoriali, e persiste in altri esempi come Buddi-Buddi. Circa l’origine del secondo toponimo Sàssari esistono le opzioni di ša-š?rru (utero, bimba, sorella), ša-ašari (dello stesso posto), š?ššaru-m (dente, simbolo del Dio Sole Šamaš). Nel 1582 la città viene colpita da una grave epidemia di peste, e la popolazione è decimata. L’ultima fase della colonizzazione spagnola sono anni di decadenza per Sassari, e per tutta la Sardegna, visto il minor interesse da parte degli iberici all’isola, dopo che l’Impero spagnolo iniziò la sua espansione sul Nuovo Mondo.
L’epoca Sabauda e l’Unità d’Italia
Col Trattato di Utrecht nel 1713, inizia la breve dominazione austro-ungarica. Pochi anni dopo nel 1720, la Sardegna compresa la città, passano ai Savoia. Sul finire del XVIII secolo, si vive un’intensa stagione politica, che sfocia nel 1793 nella cosiddetta Sarda rivoluzione, guidata dal politico e patriota Giovanni Maria Angioy, che entrerà in città trionfante, con al seguito migliaia di rivoluzionari, provenienti da ogni parte dell’isola. Ristabilito il controllo sulla Sardegna, i Savoia sedano con ferocia ogni forma di dissenso verso la loro politica. Le rivolte anti-piemontesi a Sassari continueranno sino alla metà dell’Ottocento.
Nello stesso tempo, però, tra la fine del XVIII e tutto il XIX secolo, si vive un’era di rinascita culturale e urbanistica, l’Università viene riaperta, la città dopo cinque secoli si espande oltre il tracciato delle mura pisane trecentesche (quando in concomitanza di un’epidemia di colera venne dato il permesso di abbatterle in grande parte, dando così sfogo ad un abitato che era divenuto estremamente compatto e denso), si costruiscono nuovi quartieri, prendendo come modello la nuova capitale del regno, cioè Torino, con strade a maglia ortogonale, viene realizzato il nuovo ospedale, le carceri, il teatro civico, scuole e piazze, la rete ferroviaria e fognaria, l’illuminazione a olio, e più avanti, a gas, il vicino Porto di Torres, viene ristrutturato, si attivano i primi collegamenti navali di linea tra il porto sardo e Genova, con l’ impiego di navi a vapore, come la Gulnara, prima imbarcazione che utilizzava questo tipo di propulsione, in italia. La città si apre ad importanti attività imprenditoriali, l’ industriale sassarese Giovanni Antonio Sanna, acquisisce la miniera di Montevecchio, si crea un’ area industriale a ridosso della nascente ferrovia, diventa la seconda città italiana per la produzione del cuoio. La nuova espansione seguì uno sviluppo geometrico regolare, costretto a fertili compromessi con la realtà del territorio e gli eventi storici. L’asse centrale, il corso Vittorio Emanuele, venne prolungato dando vita a via Roma, strada principale del quartiere umbertino. Nel Novecento, i successivi piani regolatori ampliarono la griglia inserendo nuovi assi generatori verso le principali emergenze architettoniche dei dintorni, estendendo l’abitato oltre i limiti delle valli e procedendo con diverse zonizzazioni a carattere residenziale e commerciale. Raggiunta negli anni ottanta una popolazione relativamente stabile di circa 120 000-130 000 abitanti, Sassari resta ancora baricentro strategico ed infrastrutturale del Capo di sopra.
Passando indenne la seconda guerra mondiale e scampando a tre bombardamenti programmati (che fecero cadere una sola bomba nei pressi della stazione causando una vittima alla stazione, un ferroviere di nome Giovanni Toccu), la città crebbe principalmente per la migrazione interna, grazie al costante afflusso dai paesi del nord Sardegna, esercitando storicamente una forte influenza nella vita pubblica italiana, sia in campo militare grazie alla Brigata Sassari, sia nelle vicende politiche (vedansi i Presidenti della Repubblica Italiana Antonio Segni e Francesco Cossiga, nonché Enrico Berlinguer), molti dei quali legati all’episodio dei Giovani turchi. Fino alle creazione della provincia di Olbia-Tempio, Sassari era capoluogo della più grande provincia d’Italia, e nonostante il distacco della ex-frazione di Stintino è ancora il quinto comune italiano per estensione territoriale con una superficie di 546 km², nonché la seconda città sarda per numero di abitanti.
Lingua
Nell’area a nord del capoluogo si parla prevalentemente Sassarese, parlata locale di vocazione mercantile nata nel periodo giudicale dalla fusione di elementi corso-genovesi e pisano antichi, influenzata poi dai dominatori catalani e spagnoli, ed in misura più rilevante dal logudorese nel lessico, nella sintassi e nella pronuncia.
Più studiosi rintracciano la componente primaria nel dialetto pisano, come lo storico sassarese Enrico Costa, che scrive «Ai Pisani dobbiamo anche il nostro dialetto, che per la maggior parte è quasi lo stesso che vi si parla oggi – una specie di toscano del secolo XIII – corrotto più tardi da un po’ di corso e da molto spagnuolo» e come lo studioso Mario Pompeo Coradduzza «il sassarese deriva dalla lingua italiana e, più precisamente, dal toscano antico, poi trasformatosi lentamente in dialetto popolare fin dal secolo XII, quando ancora i borghesi e i nobili parlavano in sardo logudorese. Durante l’età del Libero Comune (1294 – 1323), il dialetto sassarese non era altro che un pisano contaminato, al quale si aggiungevano espressioni sarde, corse e spagnole; non è quindi un dialetto autoctono, ma continentale e, meglio determinandolo, un sotto – dialetto toscano misto, con caratteri propri, diverso dal gallurese di importazione corsa» , dove entrambi non sembrano propendere per un’influenza più rilevante del sardo rispetto ad altri apporti linguistici.
La lingua che nacque con Sassari divenne patrimonio della popolazione e della classe mercantile, e viene oggi considerata una dialetto a sé stante . Le città di Porto Torres, Stintino e Sorso trovano un’affinità fra loro e con Sassari, in quanto condividono la parlata sassarese, detta anche turritano, dal nome del Giudicato di Torres. Per Sorso è una grande peculiarità, data la brevissima distanza da Sennori, dove si parla sardo logudorese, seppure con la curiosa caratteristica di avere solo sostantivi di genere maschile, fatto unico in Sardegna. L’uso della lingua si estende nella restante fascia costiera fino alla foce del Coghinas, nella sua variante castellanese di transizione verso il Gallurese, nei comuni di Castelsardo, Tergu e Sedini.
Cucina
La cucina tipica sassarese è ricca e variegata, composta da molte pietanze fortemente legate alla tradizione contadina della città. Le verdure sono infatti regine nella maggior parte delle pietanze, assieme alle parti meno pregiate degli animali da macello, in particolare agnello e maiale. Gli ortaggi più conosciuti ed utilizzati della cucina sassarese sono la melanzana (mirinzana), la cipolla (ziodda) e le fave (faba). Tra i primi piatti troviamo la mineshtra ‘e fasgioru o mineshtra ‘e patatu, una zuppa preparata con fagioli, patate, lardo, finocchietto selvatico e pomodori secchi. La classica favata viene tradizionalmente preparata nel periodo di carnevale: è una zuppa molto densa a base di fave secche, cavolo, finocchi, cotenna e carne di maiale. In genere è consumata in occasioni conviviali, con larga presenza di parenti o amici. Tra i primi a base di pasta ricordiamo i giggioni, ossia gli gnocchi conditi con sugo di salsiccia. Altri piatti a base di verdure sono le fave cotte a ribisari, cioè lessate e condite con aglio e prezzemolo; e i carciofi, preparati tradizionalmente con le patate (ischazzofa e patatu).
Tra i secondi piatti, principalmente a base di carne, troviamo la cordula con piselli, un piatto preparato con le interiora dell’agnello avvolte nell’intestino e cotte con piselli, cipolle e salsa di pomodoro; la trippa cotta nel sugo di pomodoro da mangiare spolverata di abbondante pecorino grattugiato; i pedi d’agnoni, ovvero i piedini dell’agnello cotti in salsa di pomodoro oppure con solo aglio e prezzemolo. Un posto importantissimo occupano le chiocciole (spesso chiamate lumache) nelle loro varie pezzature: dalle lumachine (ciogga minudda) lessate con delle patate, alle lumache (ciogga grossa) preparate con un sugo piccante o con aglio a prezzemolo ai lumaconi (coccoi) che vengono serviti ripieni di un impasto di formaggio, uova, prezzemolo saporitta e pangrattato. Non mancano le monzette, cotte in padella con aglio, olio, prezzemolo e pangrattato. Il piatto tipico più conosciuto è invece lo ziminu, zimino , cotto in grabiglia, cioè le interiora del vitello (diaframma (parasangu), intestino (cannaculu), cuore, fegato e milza) cotte in graticola sulla brace. Attualmente le norme emanate dalla Comunità Europea in materia di encefalopatia spongiforme bovina impediscono la commercializzazione e il consumo della specialità. Alla brace vengono preparate anche le sardine, anche queste molto apprezzate dai sassaresi. Tra i dolci, oltre a quelli tipici della Sardegna settentrionale come papassini, tiricche e seadas, sono proprie della città le frittelle lunghe (li frisgiori longhi): preparate principalmente durante il carnevale, sono fatte di un impasto di farina, acqua, zucchero, anice e scorza d’arancia grattugiata, fritto in forma di lunghi cordoni. Piatto tipico “adottato” è la fainé genovese. È ottenuta da un impasto molto semplice di farina di ceci, olio, acqua e sale (spesso arricchita da più ingredienti a piacere come le cipolle o le salsicce), cotta in teglia ad alta temperatura e servita già tagliata, spesso con pepe nero tritato. Viene preparata in alcuni locali tipici (dove è l’unico piatto servito) ma anche in molte pizzerie e paninoteche.
Economia
L’economia della città è incentrata sul terziario avanzato, in particolare nei servizi al territorio, la grande distribuzione e la gestione amministrativa del nord Sardegna, e da diverse piccole e medie imprese, dislocate nell’ area industriale di Predda Niedda, di Muros e nel nuovo insediamento produttivo di Truncu Reale, sito a poca distanza dal complesso petrolchimico di Porto Torres. Nel territorio sono ancora in attività produzioni agricole tradizionali come quella olearia, ortofrutticola, vinicola, casearia e tessile. È sede di numerosi enti di ricerca (come quelli universitari, del CNR, l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Sardegna, il Servizio Agro-meteorologico della Sardegna,l’ Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale, l’ Istituto Zootecnico Caseario della Sardegna, l’Ufficio Studi della Confcommercio) ed istituzioni locali, nonché delle principali banche dell’isola, il Banco Di Sardegna e la Banca di Sassari.
Cosa c’è da vedere a Sassari:
• Chiesa di San Pietro
• Duomo di Sassari
• Fontana di Rosello
Eventi…
• “Festha Manna”, 14 agosto
• Cavalcata Sarda, maggio
• Festa del Voto, maggio
Abitanti: 121.108
Superficie: kmq 547,38
Municipio: piazza del Comune, 1 – tel. 079 279337
Cap: 07100
Guardia medica: via Zanfarino, 23/b – tel. 079 2062222
Polizia municipale: via Carlo Felice, 8 – tel. 079 274100
Biblioteca: piazza Tola – tel. 079 2017500
Ufficio postale: via Brigata Sassari, 11 – tel. 079 2019311
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informazioni tratte anche da www.sardegnanelweb.com
Dal dizionario Angius – Casalis
SASSARI, capoluogo della curatoria di Fluminaria. Di questo antico dipartimento del regno di Logudoro così detto, perchè limitato da fiume torritano, dal rio Mascari e in parte da quello di Ottava, abbiamo già fatto menzione nel proprio suo luogo, dove furono riunite le descrizioni di Romandia e della Nurra; quindi non resta altro, che far probabile che il luogo principale della curatoria e seggio del curatore fu veramente Sassari. È noto che nel secolo XIII era Sassari il luogo più cospicuo della Fluminaria, perchè fortificato con un castello, di che resta monumento nelle carte camaldolesi di quell’epoca, nelle quali trovasi menzionato il castrum Sassaris o castrum Saxi. La fondazione di questa rocca data probabilmente dall’espulsione de’ mori, per difendersi dalle frequenti scorrerie che poi di quando in quando tentarono, come sappiamo essere avvenuto nel 1024, quando fu invaso il Logudoro dai mauritani, e si fece battaglia tra essi e i logudoresi comandati dal giudice Guglielmo Manca, che vi perì col suo figlio Gianuario, come notavasi in un marmo sepolcrale, che fu copiato da un antico archeologo del secolo XVI, e vedesi in uno de’ ms. che furon acquistati dal conte generale Alberto Della Marmora. Le prime linee che potei leggere di quest’epitaffio diceano che ivi (dov’era posto la lapida) dormiva nella pace del Signore e nella gloria de’ santi Guglielmo Manca giudice torritano che fu il XXIIII (Quest’apposizione che leggesi sopra il nome di Guglielmo vorrebbe significare che fu esso il XXIV de’ giudici torritani? Io non credo che possa dir altro, e mi raffermo in ciò per questo che dal tempo di Gialeto al 1024, cioè in circa tre secoli, poteano esser stati ventiquattro sovrani nel regno di Logudoro, ponendo anni), e Gianuario suo figlio unico, morto a’ piedi del padre nella guerra contro i mauritani, e che Susanna moglie e madre … avea posta quella memoria. Come il soggiorno de’ giudici nella città di Torre non era molto sicuro e salubre, perchè troppo esposto alle aggressioni dalla parte di mare, è credibile che i medesimi, quando non risiedevano in Ardari, abitassero nel castello di Sassari, o nelle vicinanze come in sito men pericoloso e più sano. In appresso troveremo qualche indizio della loro stanza in un luogo prossimo a Silchi. Mi conferma poi in quest’opinione un cenno che resta nella storia, sopra lo sciagurato fine di Barisone (1236), che fu trucidato, come nota il Rainaldi (vedi Manno storia di Sardegna sotto l’anno citato, nella notazione) da’Sazarenses in una sedizione, perchè veramente devonsi intendere uomini di Sassari, che molti sardi pronunziano volgarmente de Sazari, nonsarzanesi, come per abbaglio credette il Mattei nella sua Sardinia Sacra, e poi il Gazzano nella sua storia. Veramente nessuno concepirà che questa sedizione accadesse in occasione che il giovin Principe passava per quella terra.
Work in Progress …..



